Questa settimana ho assistito al primo lancio in digitale del World Business Forum,  con un formato del tutto nuovo, ideato alla luce dell’ attuale situazione che ci impedisce di stare insieme.

il World Business Forum è un appuntamento di due giornate organizzato e curato annualmente da WOBI tra America, Europa e Oceania, con i principali leader ed esperti mondiali che affrontano argomenti strategici per la business community.

L’evento rappresenta un’occasione unica di apprendimento, ispirazione e networking tra oltre 2.700 senior executive che ogni anno partecipano. Personalmente, posso dire di aver assistito ad una delle edizioni più interessanti. Il tema di questo WOBI 2020 è REMAKERS e si rivolge a chi deve pensare, organizzare, definire ma anche pianificare, affrontare, guidare o ispirare un REMAKE. Remake di qualcosa, di un prodotto, di un organizzazione, di un successo. Remake di un team, di una strategia, di una carriera. REMAKE al WOBI 2020 significa ripensare le aziende, riconnettersi alle persone e reinventare il business.

Perché serve un remake? Perché tutto quello che è stato fatto, inventato, creato non basta più. Perché per mantenere una posizione di leadership in qualsiasi mercato serve innovare, serve attivare nuove dinamiche per creare più distanza con i propri competitor. Ma anche perché intorno a noi c’è un contesto che cambia continuamente, una tecnologia che va velocissima e un audience che si trasforma ogni giorno.

Al WOBI 2020 gli speaker sono tanti e diversi, ma quello che incanta ogni volta è che ognuno descrive la realtà che vede con un frame unico, diverso da quello di chiunque altro. Ci sono studiosi di economia e di marketing, scrittori di fama mondiale, manager, artisti.. persone che hanno storie dense di esperienze, di relazioni ma nache di sbagli . Ed ognuno interpreta la sua storia e quella degli altri in modo diverso, ognuno vede con lenti e occhiali differenti arricchendo così la  visione sugli stessi argomenti.

 

Tutti gli interventi sono stati davvero interessanti e spunto di riflessioni, da Set Godin, il guru del marketing, che ha aperto il forum e si conferma ancora una volta rispondente  alle aspettative.

 

Racconta di un marketing fatto di valore e di percezione. Dice che  la sua vera funzione è quella di:

“make things better & make better things” , migliorare le cose e fare cose migliori.

La sua è una lezione profonda e vera, è come bere alla fonte e non dalla bottiglia. Le sue sono intuizioni fortissime che vibrano ancora mentre le dice, si sente, che arrivano dallo studio, dalla passione e da un’esperienza di lavoro e vita intrecciate.

O l’intervento di Daniele Lamarre, Ceo de Le Cirque du Soleil che apre il suo intervento a WOBI 2020 ammettendo, con orgoglio, che nonostante siano (da mesi ormai) a ricavi  zero a causa della Pandemia, Cirque du Soleil non si è fermato. Mi emoziona sentirgli dire che stanno ragionando come fossero una start-up che ha come obiettivo quello di ripartire e ricominciare a far sognare il suo pubblico il prima possibile.

 

Mi soffermo in particolare su due interventi, anche se tutti meriterebbero una menzione, in questi due interventi si parla di due temi, che in questi ultimi mesi andrebbero  riflettuti e meditati  : la paura e la fiducia.

il primo,  è quello di Carla Harris, una delle 50 dirigenti nere più potenti in USA, di lei mi colpiscono, l’atteggiamento amichevole e  il sorriso luminoso.

Mi piace perché racconta prima di tutto la sua storia, di donna di colore che ha scalato Wall street solo con la sua forza e la sua competenza. Resto affascinata da uno dei suoi consigli più preziosi: dice che quando ha una presentazione o una trattativa, al tavolo ci porta tutte le Carla che ha: la Carla manager, la Carla cantante, la Carla cuoca, la Carla sportiva, la Carla figlia, mamma, sorella, perché la propria autenticità, l’essere pienamente se stessi è un elemento che ci fa distinguere da chiunque altro e rende vincente.

Rivela un segreto che tutti sappiamo in realtà: dice che al mondo sono pochissime le persone che sono perfettamente a loro agio in quello che sono, (comfortable in their skin).

E dice che quando la maggior parte delle persone incontra qualcuno che, al contrario, sta bene con se stesso, tutti ne sono attratti e come calamitati, non possono fare a meno di seguirlo. E ribadisce una cosa verissima , e cioè che le persone non temono il cambiamento, tutti cambiamo qualcosa continuamente. Le persone hanno paura dell’incertezza ma se hanno davanti quel leader che li fa sentire al sicuro, lo seguono ovunque.

In ogni caso, la parte più incredibile del suo discorso è, secondo me quella sulla paura. Dice che qualsiasi cosa diciamo o facciamo avendo paura, non ci porterà da nessuna parte, anzi, ci farà mancare il bersaglio o colpire troppo basso per arrivare. Il coraggio è l’unica arma che funziona: il coraggio di dire le cose come stanno, di non nascondersi, di ammettere di non sapere, di prendersi le proprie responsabilità.

 

 

Rachel Botsman: la fiducia è la moneta per le relazioni

Il secondo intervento è di Rachel Botsman, il suo intervento arriva delicato, come lei, ma si intrufola dentro la mia immaginazione e cambia tutto.

La Botsman descrive la “fiducia” come quella forza che ti fa saltare da una sponda conosciuta  (known ) verso l’altra sponda sconosciuta (unknown)  prendendoti il rischio di bagnarti o annegare nel mare dell’incertezza.

La fiducia è quell’elemento che, se l’ abbiamo, ci rende confidentci fa compagnia in una relazione incerta, in un momento incerto, con qualcuno che non conosciamo.

E, infatti, la fiducia più profonda in assoluto è quella che si prova quando sei sereno anche se non sai cosa esattamente l’altro stia facendo o pensando.

Quel salto, dalla sponda conosciuta a  quella sconosciuta , si definisce trust leap, ovvero salto, balzo di fiducia ed equivale a prendersi un rischio di fare qualcosa di nuovo o di farlo in modo diverso da prima. In quanto esseri umani, però, il tema del rischio non è esattamente nelle nostre corde: di solito, soprattutto in momenti di grande incertezza, cerchiamo istintivamente ciò che è sicuro, ciò che è certo, ciò che è stabile.

E quando il rischio è davvero alto abbiamo 2 strade per affrontare il salto:

  • abbassare il livello di rischio, es. chiedendo più trasparenza, più rassicurazioni
  • o aumentare la nostra tolleranza all’incertezza.

Rachel Botsman non crede che la trasparenza, che la rassicurazione siano le strade giuste per guidare le persone anche perché la totale trasparenza è un elemento impossibile da garantire, specialmente in azienda. Crede più che la fiducia sia qualcosa che si può mantenere adottando un approccio ematico, un atteggiamento aperto e compassionevole, dimostrando  di avere a cuore e di prendersi cura delle persone

Abbiamo bisogno tutti di sentire più spesso persone come queste che in momenti difficili come quelli che stiamo affrontando ci diano l’energia e l’ispirazione per saperli vivere e gestire con fiducia utilizzando le nostre paure per tirare fuori il meglio di noi, invece di immergerci in notizie solo negative che aumentano la ns paura verso tutto e tutti impedendoci di fare le scelte giuste e togliendoci la fiducia verso il futuro.

 

Un saluto e alla prossima settimana.