Questa settimana vorrei fare un’analisi sugli effetti che la crisi pandemica ha avuto su 2 diversi stili di gestione Value e Growth

Ci sono tanti modi e tante tecniche per approcciarsi ai mercati finanziari. Ma se poi si deve ridurre il tutto all’osso gli investitori si dividono in due grandi categorie: quelli “value” e quelli “growth”. I primi puntano a quelle aziende che hanno un business consolidato, con crescita stabile ma lenta, in grado di distribuire costanti  dividendi. I titoli Growth sono i titoli delle aziende ad alto potenziale di crescita che però, come tali, possono avere un andamento altalenante e non sono in grado di fare grandi promesse in termini di dividendi. Anche perché questo tipo di società tende a reinvestire i propri profitti nel proprio business, piuttosto che a distribuirli agli azionisti. Due approcci agli antipodi che si stanno scontrando come non mai in questo 2020 pandemico.

Da questo  scontro al momento ne sta uscendo con le ossa rotte lo stile del “value investing”. il Covid-19  infatti ha trascinato i ritorni di questa strategia sui livelli più bassi di sempre. Tanto che negli ultimi 10 anni le azioni growth hanno sovra-performato le value in media del 6% annuo. Non si ricorda un periodo peggiore, neppure ai tempi della Grande depressione degli anni ’30, ma se si osserva il duello nel complesso da inizio secolo il value resta in vantaggio, del 4,9% annuo in più. Invece se si restringe il focus agli ultimi anni è lo stile  growth a fare la voce grossa.

Basti pensare che dal 2007 le azioni value si sono apprezzate in media appena del 2%. Mentre le concorrenti categoria “growth” sono cresciute del 152%. Il confronto è stravinto dalla categoria growth anche se si inserisce nella performance il pezzo forte dei titoli value, ovvero i dividendi. Calcolando gli utili distribuiti e ipotizzato che il risparmiatore li abbia nel frattempo reinvestiti sullo stesso titolo l’indice mondiale dei titoli value ha generato una performance del 64% dal 2007. Mentre il “fratello growth” è cresciuto del 220%.

 

Lo scarto è evidente se si considera che tipici settori value come il bancario e l’energetico sono ancora in forte rosso rispetto al crollo dei mercati tra febbraio e marzo, mostrando una finta ripresa ad “L”. Al contrario i titoli stile growth, di cui il tecnologico Nasdaq è il maggiore rappresentate globale, evidenziano una ripresa a “V”.

Ci si domanda s siamo arrivati  alla fine del value investing e se sia  il caso di mandare in soffitta il modello ideato a fine anni ’20 negli Usa da Benjamin Graham e David Dodd e oggi perseguito come un mantra da Warren Buffett

in questo momento il settore Value  ha dei ritorni economici inferiori a quelli che sono i ritorni stellari delle aziende growth tuttavia  la concentrazione di capitali sulle aziende growth inoltre ci permette di comprare quelle value a prezzi molto scontati quindi con un rapporto rischio rendimento molto vantaggioso. Non possiamo però ignorare questo cambio di paradigma soprattutto tecnologico e non dobbiamo essere miopi verso le nuove opportunità che possiamo cogliere.

In definitiva , l’investimento value rimane la solida base sulla quale costruire un portafoglio nel quale avrà un ruolo sempre più importante la componente growth. Ricordo  anche l’ultima volta in cui le azioni value erano super-scontate e da alcuni considerate superate si è verificata durante la bolla del 2000. Ma quando poi la bolla è scoppiata,  i rendimenti delle azioni value sono tornati in vantaggio. Chi ha avuto pazienza ha vinto».

 

La storia insegna che quando le strategie value hanno subito un periodo di sotto-performance, hanno poi conseguito ritorni molto più elevati rispetto al growth. Se ci apprestiamo ad entrare in una nuova fase del ciclo economico, magari con una crescita più lenta e tassi di interesse più alti, l’approccio value potrebbe fare il suo ritorno in grande stile.

 

Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi …. Intanto vi saluto e vi do appuntamento al prossimo podcast

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *