Ciao e bentornati,  sono Irene Mencarelli, consulente patrimoniale. Ritorno dopo la pausa estiva in questa settimana  dove anche la scuola a riaperto le sue porte dopo 6 mesi di chiusura forzata.

Ci siamo lasciati a fine luglio con l’accordo sul Recovery Found, ad Agosto c’è stato l’interessante intervento di Mario  Draghi che ci ha richiamato alla responsabilità e Settembre si è aperto con un altrettanto interessante intervento del capo della Federal Reserve Jerome Powell che ci ha stupito cambiando i connotati della politica monetaria.

La Federal reserve cambia il suo obiettivo sull’inflazione quindi, non sarà più il 2% fisso ma il 2% “in media nel tempo, secondo Powell i un andamento dei prezzi “persistentemente bassi crea rischi per l’economia” e mette a repentaglio l’altro obiettivo della Fed, quello raggiungimento della massima occupazione.

Powell ha anche  osservato che la nuova strategia monetaria “riflette la valutazione dei benefici di un mercato del lavoro forte, in particolare per le comunità a basso e medio reddito, e l’idea che un mercato del lavoro robusto possa essere ottenuto anche senza causare un indesiderato aumento dell’inflazione”.

Una vera e propria rivoluzione rispetto all’era Greenspan, quando bastava l’avvicinarsi alla piena occupazione per giustificare un aumento dei tassi.

La revisione del target di inflazione lascerà maggiore spazio di manovra alla Fed, che potrà d’ora in poi tollerare un aumento del costo della vita superiore al 2% “per un certo periodo di tempo” se questo sarà giudicato benefico per l’occupazione e la crescita. In termini di politica monetaria, la Fed sarà dunque libera di mantenere i tassi d’interessi vicini allo zero più a lungo del previsto, anche con un’inflazione in risalita, se l’economia e il mercato del lavoro non daranno cenni certi di risveglio.

Questa decisione presa all’unanimità verrà valutata ogni 5 anni,  ed in questa nuova cornice  . L’approccio resta comunque flessibile, senza legarsi “a una particolare formula matematica per definire la media”.

 

 

La Fed ha anche aggiustato la propria posizione sul mercato del lavoro. Fino a oggi un’occupazione troppo vicina o superiore al suo massimo livello veniva considerata un rischio per la stabilità dei prezzi. Nel futuro,  l’occupazione potrà collocarsi su livelli prossimi o sopra le stime senza causare preoccupazione, a meno che non sia accompagnata da segnali di indesiderati aumenti dell’inflazione o dall’emergere di altri rischi che possono impedire l’ottenimento degli obiettivi.

D’altronde, ha detto ancora Powell, se l’economia statunitense rimane solida, la disoccupazione potrebbe restare alta almeno “per un paio d’anni”, soprattutto in quei “settori che sono stati colpiti direttamente dalla pandemia di coronavirus”: viaggi, divertimento e ospitalità. “Le persone in queste industrie, faticheranno molto a trovare lavoro e dunque dovranno essere sostenute.

A testimoniare i danni prodotti dalla pandemia sull’economia statunitense ci sono i dati sul Pil. La seconda lettura certifica un crollo del 31,7% nel secondo trimestre dell’anno che, sebbene leggermente migliore rispetto al -32,9% rilevato in prima battuta, resta comunque la contrazione peggiore mai registrata dall’introduzione delle statistiche ufficiali nel 1947. E anche il mercato del lavoro appare in stallo. Le richieste di sussidi di disoccupazione settimanali sono rimaste sopra quota un milione per la seconda volta consecutiva, segno che il ritorno alla normalità è ancora da raggiungere.

Tutto questo avrà dei  risvolti  anche  sui mercati finanziari. Perché la statistica insegna che quando si imbocca un trend di reflazione ci sono alcuni settori che ne beneficiano e altri invece che tendono a soffrire. I settori favoriti  dovrebbero essere  le materie prime, i titoli ciclici e finanziari. Mentre a pagare dazio dovrebbero essere comparti come quello del “food and beverage”, immobiliare, telecomunicazioni, farmaceutici

Resta ora da vedere cosa farà la Banca Centrale europea a questo proposito… staremo a vedere.

Intanto vi saluto  ci risentiamo nel prossimo podcast.

 

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