In questi giorni vi propongo la lettura del libro di Nicholas Taleb: “Il Cigno Nero”.
La teoria del Cigno Nero è una metafora che esprime il concetto per cui un evento con un forte impatto è una sorpresa per l’osservatore.
Una volta accaduto, l’evento viene razionalizzato a posteriori.
Il Cigno Nero, è un libro che invita a riflettere sulla necessità di non fidarsi ciecamente delle statistiche, del calcolo delle probabilità, che invita a valutare ipotesi apparentemente assurde.
Un testo molto corposo, a volte molto tecnico, che spiega come il corso dell’umanità sia stato segnato da eventi inaspettati e imprevedibili le cui dinamiche sono chiare solo dopo che sono avvenuti.
La fallibilità della previsione riguarda i grandi avvenimenti, ma anche la nostra vita privata che è stata caratterizzata da tante imprevedibili circostanze che hanno determinato piccoli o grandi cambiamenti al corso della nostra esistenza.
Il saggio affronta il tema dei modelli matematici e della teoria della probabilità.
Se questi fossero effettivamente validi e applicati agli investimenti, non ci sarebbero state le crisi delle borse, e se il rischio di attentato per i voli aerei fosse stato ipotizzabile prima del 10 settembre, oggi ancora ci sarebbe lo Skyline di New York con le sue torri gemelle.
Il libro affronta la questione in maniera ampia e corposa, passando dalle teorie filosofiche a quelle scientifiche fino alle analisi statistiche e matematiche, confutando la teoria della curva di Gauss, la cosiddetta “curva a campana” che esisterebbe solo nella mente degli statistici, ma sarebbe difficilmente dimostrabile nella realtà.
In definitiva questo libro, articolato in quattro parti, letteraria, psicologica, del mondo degli affari e delle scienze naturali, non aiuta a individuare i cigni neri, imprevedibili, ma a capire cosa sono e riuscire ad ottenere da essi utilità quando si presentassero.
Rispetto al Coronavirus, Taleb ha dichiarato che non si tratta di un Cigno Nero, in quanto manca una connotazione essenziale, spiega Taleb – l’imprevedibilità.
Erano anni che la comunità scientifica avvertiva che prima o poi sarebbe scoppiata un’epidemia globale. Già ai tempi di Ebola si temette: non si diffuse perché si era sviluppato in un posto non troppo collegato col resto del mondo, ora invece l’epicentro è stato nel Paese interconnesso per antonomasia. Ma non lo è, un cigno nero, neanche per il crollo dei mercati, di momenti del genere ce ne sono stati tanti, anche senza epidemie dice sempre Taleb.