Diversificazione è la parola chiave quando si vuole ridurre il rischio e migliorare i rendimenti complessivi del proprio portafoglio.

Tuttavia, anche se molti di noi conoscono questo mantra a memoria, non riusciamo ad applicarlo con successo nella vita reale.

Questa settimana vi propongo la lettura di un articolo di Wall Street Italia, pubblicato a febbraio,  proprio sulla diversificazione.

Buona lettura.

Tutte le volte che si parla di diversificazione si sottolinea il fatto che diversificare consente di ridurre il rischio di una scelta sbagliata. A non poche persone tutto questo richiama un detto, “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”, che è anche la pratica dei nostri nonni i quali nascondevano i lori risparmi in barattoli diversi nascosti in vari angoli della casa.

In tal senso sono sempre stati in tanti a immaginare la diversificazione come un utile strumento di riduzione del rischio ma anche un limite alla crescita.

E se ci fosse anche una terza via? E se la diversificazione, oltre a rappresentare la più alta forma di tutela fosse al tempo stesso anche l’unica strada per guadagnare di più?

Pensate si una contraddizione? Invece non lo è.

Tutto nasce da uno studio del 2018 di Hendrick Bessembinder, docente presso l’università dell’Arizona, dal titolo “Do Stocks Outperform Treasury Bills?” (Le azioni performano meglio dei titoli di stato?) in cui viene dimostrato come i rendimenti, per gli investitori azionari, derivino storicamente da un numero relativamente ridotto di azioni. In altri termini, gli investitori che non riescono a diversificare adeguatamente i loro investimenti hanno meno probabilità di possedere i titoli a più alto rendimento e finiscono per correre rischi senza poter essere ricompensati da un qualche ritorno economico.

Financial advisor with colleague

Lo studio di Bessembinder mette in evidenza un dato: più si aumenta la concentrazione su pochi titoli più aumenta il rischio.

Fin qui non c’è nulla che già non si sapesse. Quello che invece l’analisi sottolinea in maniera inconfutabile è che la maggior parte degli investitori non è a conoscenza del fatto che, sebbene vi sia stata una crescita consistente nel corso degli anni per l’intero mercato azionario, in realtà vi è stato un rendimento negativo per la maggior parte dei singoli titoli azionari. In pratica, Bessembinder ha dimostrato che la crescita dei mercati azionari è stata determinata da un numero ridottissimo di titoli.

La prima parte della ricerca ha riguardato il periodo dal 1926 al 2015 e ha incluso tutte le azioni ordinarie quotate negli scambi su Nyse, Amex e Nasdaq. I rendimenti registrati di ogni singolo titolo sono comprensivi di dividendi, quindi presuppongono che gli investitori li abbiano reinvestiti nelle azioni che li hanno generati.

Vediamo i risultati. Dopo un anno, solo il 47,7% dei titoli analizzati aveva un rendimento maggiore del tasso del Tesoro americano della durata di un mese. Dopo dieci anni, solo il 42,1% delle azioni ordinarie aveva registrato un rendimento superiore ai buoni del Tesoro a un mese.

In contrapposizione, investendo su un singolo titolo azionario, nel 96% delle simulazioni la ricerca ha dimostrato che queste hanno reso meno rispetto al mercato azionario di riferimento. Solo il 3,8% delle strategie a singolo titolo ha prodotto un rendimento, nel periodo in cui sono state tenute, superiore al mercato, e solo l’1,2% lo ha battuto per l’intero orizzonte dei 90 anni. E adesso viene il bello: i risultati di Bessembinder evidenziano che gli 86 titoli più performanti, meno dell’1% del totale, hanno generato da soli oltre la metà della creazione di ricchezza. I 1.000 titoli con le migliori performance, meno del 4% del totale, hanno generato tutta la ricchezza. Il restante 96% delle azioni ha appena eguagliato il rendimento dei buoni del Tesoro a un mese, che a differenza delle azioni non comportavano alcun rischio.

Questa scoperta dimostra quanto sia grande il rischio non compensato che gli investitori che acquistano singoli titoli, o anche un numero limitato, accettano di correre. In pratica la ricerca conferma che l’unico modo per poter avere in portafoglio quel 4% di titoli in grado di creare l’intera ricchezza del mercato è quello di diversificare il più possibile l’investimento. Ma non finisce qui. Un anno dopo, nel Luglio del 2019, Bessembinder ha esteso la sua riflessione ai mercati globali nello studio “Do Global Stocks Outperform Treasury Bills?” ( Le azioni globali superano in rendimento i titoli di stato?).

Gli autori – con lui hanno partecipato altri ricercatori – hanno esaminato i dati sui rendimenti composti per quasi 62.000 azioni ordinarie globali scambiate sui mercati pubblici nel periodo 1990-2018. I dati, che ha poco senso elencare ma che si possono trovare facilmente in rete, testimoniano gli stessi risultati evidenziati dallo studio fatto solo sul mercato americano, cioè l’importanza della diversificazione del portafoglio. Si dice che quest’ultima sia l’unico “pranzo gratuito” degli investimenti.

Purtroppo, la maggior parte degli investimenti non riesce a utilizzare l’intero buffet a disposizione.

Probabilmente questo è dovuto al fatto che non capiscono che i portafogli scarsamente diversificati sono sotto-performanti, perché rischiano – sempre o comunque spesso – di omettere i pochi titoli che generano i grandi rendimenti positivi.

Diversificare per crescere.  A complicare il quadro c’è anche il comportamento degli investitori stessi. Moltissimi di loro non hanno le competenze per scegliere, investono seguendo consigli di amici e parenti senza aver studiato economia, così non hanno la minima idea di quanti titoli siano necessari per costruire un portafoglio veramente diversificato. Il risultato è che detengono portafogli con attività concentrate in relativamente poche partecipazioni. Anche Richard Thaler e Robert Shiller dell’Università di Chicago, due professori di economia premi Nobel nel 2017, hanno osservato che “i singoli investitori e gestori di denaro continuano a credere di essere dotati di maggiori e migliori informazioni rispetto agli altri”.

Questo spiega perché non diversificano: sono convinti di poter scegliere titoli che sovra-performeranno il mercato.

In definitiva la strategia di investimento più razionale non è quella di acquistare singoli titoli: come abbiamo appena visto la diversificazione non solo tutela da singoli default o crisi locali ma premia dal punto di vista del rendimento.

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