I nuovi scenari demografici stanno mettendo in discussione tutte le certezze dei sistemi pensionistici. Sempre più anziani, sempre meno giovani, l’equilibrio tra chi lavora e chi assorbe reddito è  più sbilanciato  e bisogna prenderne atto in fretta. Nel 2020 la previdenza italiana compirà 122 anni. E non si può certo dire che non se li senta tutti addosso. Nonostante i numerosi lifting, leggi e riforme effettuati a partire dagli anni 90 le rughe  continuano ad emergere.

Nel 1961 l’indice di vecchiaia della popolazione italiana ossia il rapporto tra chi ha più di 65 anni e chi ha meno di 14 anni era del 38,9%. Nel 2021 il rapporto si  è ribaltato. Secondo le proiezioni dell’Istat si attesterà al 69,5%. La speranza di vita Alla nascita salirà nel 2021 a 80,8 anni per i maschi e 86,3 per le femmine contro, rispettivamente, 67,2 e 72,3 anni del 1961.

Un ultimo dato: il tasso di natalità è crollato da 18,3 nati per 1000 abitanti a 8,4 nati per 1000 abitanti. Sono questi numeri che minano le basi della previdenza pubblica, meno persone attive devono sostenere le esigenze pensionistiche di chi si trova o va in pensione, mentre gli anni di quiescenza aumentano a causa dell’allungamento della vita media richiedendo un capitale maggiore per essere coperti.

Il primo pilastro pensionistico è quello pubblico, costruito con i versamenti obbligatori di dipendenti e aziende all’Inps nel corso della vita lavorativa.

Questo ormai da solo, non è più in grado di salvaguardare il tenore di vita di chi passa dalla vita attiva alla cosiddetta quiescenza.

Basta entrare nella propria pagina personale del sito Inps e cercare il calcolatore  la mia pensione futura per verificarlo. O utilizzare uno dei tanti calcolatori pensionistici messi a disposizione su Internet dalle società che si occupano di previdenza integrativa.

Ecco perché diventa fondamentale pensare sin da subito ad investire nei fondi pensione.

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