Da pochi giorni Mario Draghi ha lasciato la BCE, istituzione che ha guidato per 8 lunghissimi anni. Dal 1 Novembre il nuovo presidente della BCE è la francese Christine Lagarde, ex del Fondo Monetario Internazionale, che erediterà dall’italiano una situazione piuttosto complessa. D’altronde, l’ultimo anno del Presidente non è stato facile: la banca centrale ha invertito la rotta della politica monetaria e per far fronte a un rallentamento ormai evidente ha scelto di tagliare i tassi e di introdurre un nuovo Quantitative Easing.

Gli 8 anni di Draghi in BCE non sono stati certo facili. Ripercorrendo i momenti più importanti del suo mandato ricordiamo senza dubbio il famoso “Whatever it Takes” che ha salvato l’euro, in quell’occasione disse :“Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del nostro mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario a preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza”. Con queste parole pronunciate a Londra nel luglio del 2012 Draghi aprì le porte al salvataggio della moneta unica. Il tutto nel bel mezzo della crisi del debito sovrano, con le banche spagnole a tappeto, una Grecia nel caos e un’Italia a rischio contagio.

 

Un altro momento delicato è quello del 2014, per Draghi in BCE arrivò il momento di fronteggiare una nuova guerra, quella contro la deflazione e la stagnazione. Da qui la scelta di aprire le porte al Quantitative Easing, annunciato all’inizio del 2015 a un ritmo di 60 miliardi di euro al mese.

L’obiettivo? Riportare l’inflazione vicino (ma sotto) all’ormai noto 2%. Nonostante gli anni di stimolo, comunque, i prezzi al consumo non hanno mai raggiunto il target per cui, dopo una breve pausa (da dicembre 2018 a oggi) la BCE ha dovunto ricominciare con gli acquisti.

 

 Poi arrivò la crisi in Grecia, in questo caso la BCE di Draghi si trovò di fronte una situazione particolarmente complessa, con una Grecia prossima ad abbandonare l’euro e un collasso finanziario sempre più vicino.

Attraverso “l’emergency liquidity assistance” (ELA) si tentò di aiutare le banche elleniche nel pieno della crisi, mentre le negoziazioni dell’istituto centrale riuscirono a stabilizzare l’economia in cambio di riforme piuttosto dolorose per il Paese.

 

Nel corso del 2018 le grandi banche centrali (nello specifico BCE e Fed) hanno iniziato ad agire all’insegna dell’ottimismo. Negli USA, solo per fare un esempio, Jerome Powell ha alzato i tassi di interesse per ben 4 volte, mentre nella zona euro il Consiglio Direttivo ha iniziato a parlare di aumento del costo del denaro per la prima volta dopo tanto tempo. Sul finire dell’anno però qualcosa è cambiato. L’economia ha iniziato a mostrare i primi segnali di rallentamento  e gli istituti centrali hanno scelto di mettere in pausa le nuove politiche monetarie.

 

Con l’arrivo dell’estate, però, è iniziata la vera inversione di tendenza. La Fed è tornata a tagliare i tassi di interesse e di lì a poco ha agito anche la BCE di Draghi. Nell’ultima riunione di Settembre l’istituto ha rivisto i tassi sui depositi da -0,4 a -0,5% e ha annunciato un nuovo QE.Una decisione, questa, che non è piaciuta ad alcuni membri del Consiglio Direttivo, i quali hanno dato vita a una vera e propria opposizione nei confronti del Governatore. Un’opposizione che comunque non è durata molto visto che dal 1 Novembre la palla è passata alla francese Christine Lagarde.

 

 

 

 

 

 

 

 

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