NON ESISTONO PASTI GRATIS

 

«Pasti gratis» era una frase di richiamo piuttosto comune, esposta all’entrata dei saloon americani durante la seconda metà dell’Ottocento. Con questo slogan , i proprietari dei locali attraevano i clienti, ai quali era richiesto di pagare per la sola bibita in cambio di un pranzo completo. L’usanza cadde in disuso quando alcuni gestori furono citati per pubblicità ingannevole. L’imbroglio stava nella circostanza che le pietanze offerte erano molto salate, cosicché i clienti spesso ordinavano più bibite, spendendo una cifra che, di fatto, arrivava a coprire il costo dell’intero pranzo.

Questo slogan viene trasformato   in  “non esistono pasti gratis”  da Milton Friedman premio Nobel per l’economia nel 1976,   diventando  una delle frasi più celebri in economia, il quale  la usò per indicare uno dei principi fondamentali dell’economia, quello del costo-opportunità.

Con questa massima Friedman vuol dire  che qualsiasi azione che abbia una valenza economica ha un costo che prima o poi qualcuno dovrà pagare.

Secondo l’economista, ciò che può essere gratuito per un individuo, in realtà nasconde sempre un costo.

Da Friedman in avanti, l’espressione «non esistono pasti gratis» è divenuta l’emblema di una filosofia economica di stampo liberista, che promuove individualismo e competizione, rifiutando ogni tipo di intervento dello Stato. A titolo di esempio, un pranzo gratuito reca un beneficio alle persone in difficoltà, ma costituisce un costo per lo Stato (e, in definitiva, per i contribuenti) in termini di cibo da acquistare e di spese in beni capitali e forza lavoro necessarie per la realizzazione di una mensa per i poveri.

Ma è davvero così ?

In contrasto con la filosofia economica di Friedman, si colloca la filosofia nota come effetto moltiplicatore, introdotto da Keynes nella Teoria Generale

Il ragionamento è semplice: se lo stato spende un milione di euro in una strada, questo milione di euro entrerà direttamente nel Pil nazionale. Ma per costruire una strada serviranno degli operai e degli ingegneri, i quali spenderanno il loro stipendio ed in questo modo,  i salari di queste persone farebbero lavorare altri lavoratori impiegati nelle aziende che producono alimenti, oggetti di consumo, oppure costruiscono case o altro ancora.

Ad ogni passaggio una parte degli introiti verrebbe risparmiata, ad esempio l’operaio potrebbe spendere solo 800 euro su mille di stipendio: pertanto l’effetto non dura all’infinito, ma sicuramente è significativo.

Ricordiamo infine che  l’espressione di Friedman è stata impiegata anche dai movimenti ambientalisti, al fine di portare all’attenzione del pubblico l’importanza di un uso consapevole delle risorse naturali. Come il capitale e la forza lavoro, infatti, neppure le risorse naturali si creano dal nulla né sono illimitate; il loro utilizzo, dunque, implica sempre un costo per l’ambiente e, in definitiva, per il benessere dell’individuo e della società.

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